Palermo 10 febbraio 2021 – Per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate si trattava di un caso di “esterovestizione”: per eludere il fisco, l’impresa aveva sede in Libia ma tutti gli affari sarebbero stati decisi in Sicilia e per questo due imprenditori sarebbero stati i veri amministratori e avrebbero dovuto pagare le imposte e sanzioni per un totale di circa 1,7 milioni di euro.

È di queste settimane, però, la decisione della Commissione tributaria provinciale di Trapani che demolisce la tesi dell’Agenzia delle Entrate e annulla gli accertamenti con cui nel 2018 il Fisco chiedeva appunto il pagamento di Ires e Iva relativi al 2013 e al 2014. Per i giuridici tributari, infatti, gli imprenditori trapanesi non sono riconducibili al management della società libica “El Jurf Ltd” e dunque le imposte per i redditi prodotti da questa società non possono essere loro richieste, né devono essere versate allo Stato italiano.

A seguire il processo tributario, per gli imprenditori siciliani, sono stati l’avvocato Alessandro Dagnino, managing partner dello studio legale LEXIA Avvocati, e l’avvocato Davide Ferrigno, dello stesso studio unitamente al dottor Diego Di Liberti, consulente della società. “In Sicilia – spiega Dagnino – le contestazioni di ‘esterovestizione’ sono piuttosto rare. Gli uffici fiscali hanno ritenuto che la collaborazione con l’armatore libico non fosse altro che uno schermo elaborato dagli assistiti del nostro studio per eludere il fisco italiano. Abbiamo, così, dovuto dimostrare che, invece, le operazioni estere rappresentavano un caso di eccellenza imprenditoriale”.

El Jurf Ltd, impresa ittica in acque marine a lagunari, è una società di diritto libico che ha sviluppato numerosi rapporti commerciali con aziende del trapanese. Fra questi ci sono gli imprenditori a cui sono stati recapitati gli avvisi d’accertamento milionari oggetto della causa. Fra impresa libica e impresa siciliana, in particolare, sono legate da un accordo per la manutenzione delle imbarcazioni ormeggiate presso i porti siciliani e per il disbrigo di pratiche amministrative e finanziarie. Per gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, invece, ci sarebbe stato di più: l’impresa italiana avrebbe avuto il reale controllo degli affari mentre la sede in Libia sarebbe stata lo strumento per fruire di una legislazione fiscale più vantaggiosa.

Alla Commissione tributaria provinciale di Trapani, presieduta da Massimo Palmeri, e dai giudici Gaetano Mangiaracina (relatore) e Lorenzo Carini (componente), è toccato quindi vagliare gli indizi raccolti durante le indagini. La conclusione è stata che  l’Agenzia delle Entrate ha “fallito” nella prova. Da un lato, infatti, “risulta che la sede legale (criterio formale) è pacificamente radicata in Libia”. Quanto alla effettiva gestione, invece, i giudici hanno riconosciuto “l’assenza di alcun valido elemento a supporto della tesi secondo la quale la società ‘El Jurf Ltd’ sarebbe stata amministrata e diretta effettivamente” dagli imprenditori siciliani “anziché dall’amministratore di diritto”. L’annullamento degli avvisi d’accertamento è stata la logica conseguenza della decisione giudiziale.

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