Nuova puntata della rubrica di “Diritti e tributi” tenuta dal professore e avvocato tributarista Alessandro Dagnino. Oggetto dell’intervento, l’onere probatorio del contribuente alla luce di una sentenza della Corte di Cassazione, innovativa sul merito.

La legge prevede che l’Agenzia delle Entrate possa controllare le dichiarazioni dei contribuenti partendo dalle risultanze dei conti correnti intestati al singolo cittadino. In questo caso l’onere di prova si inverte. Generalmente l’Agenzia delle Entrate ha l’onere addurre gli elementi secondo i quali il contribuente ha prodotto redditi superiori rispetto a quelli dichiarati; nel caso delle risultanze dei conti correnti il compito di provare che non si tratti di redditi non dichiarati spetta al cittadino.

La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di prelevamento di risorse dal conto corrente dedicato all’attività di impresa e contestuale riversamento di denaro nel conto corrente cointestato con la moglie delle stesse risorse o di parte di queste, il giudice tributario è chiamato ad approfondire le ragioni di tali movimentazioni di capitali. Tale principio è interessante in quanto le somme versate nel conto corrente familiare si presumono intestate al 50 per cento ai due coniugi e possono derivare da attività diverse da quelle imprenditoriali. “Il principio dell’inversione dell’onere della prova – ha spiegato l’avvocato Dagnino – trova un affievolimento quando si tratta di conti cointestati fra marito e moglie”.  

Qui l’intero intervento della rubrica

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