Ricambio generazionale nelle PMI: una sfida nel mercato del lavoro in evoluzione

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Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da dinamiche complesse e sfide significative per le piccole e medie imprese (PMI). Uno dei temi più rilevanti è il ricambio generazionale, che prosegue con difficoltà, come evidenziato da un’indagine condotta dall’I-AER (Institute of Applied Economic Research) su un campione di 541 imprenditori di PMI.

Stando ai risultati dell’indagine, negli ultimi tre anni oltre la metà delle PMI ha mantenuto stabile la percentuale di lavoratori ultracinquantenni, mentre in un’impresa su quattro questa quota è addirittura aumentata. Questo fenomeno si inserisce in un contesto che trova conferma anche nei dati nazionali: nel 2024, l’occupazione in Italia ha registrato un incremento di 352.000 unità, ma oltre l’80% di questo aumento ha riguardato persone con più di 50 anni.

Dal punto di vista normativo, le implicazioni legali sono altrettanto significative. Vincenzo Fabrizio Giglio, esperto in diritto del lavoro, ha sottolineato che, secondo l’ordinamento italiano, scelte basate esclusivamente sull’età potrebbero configurarsi come discriminazioni. Le normative rivolte agli over 50, dunque, si prefiggono di bilanciare situazioni di svantaggio, cercando di evitare che l’età diventi un ostacolo al pieno inserimento lavorativo.

Un altro aspetto critico riguarda la percezione da parte delle aziende dei costi associati al ricambio generazionale. Giglio evidenzia che molte imprese temono i costi legati all’inserimento di nuove leve, soprattutto nei periodi formativi, che in alcuni settori, specie quelli altamente qualificati, possono essere particolarmente significativi. Altri ostacoli sono rappresentati dai costi di separazione, qualora si debba fare fronte a un’eventuale discontinuità con un nuovo assunto, e la difficoltà di valutare adeguatamente le competenze nel breve periodo di prova, che spesso risulta insufficiente per una valutazione accurata delle risorse.

Inoltre, un altro fattore che contribuisce alla resistenza al ricambio generazionale è la maggiore propensione dei giovani a cambiare lavoro, fattore che si manifesta più frequentemente tra coloro che sono recentemente entrati nel mondo del lavoro, secondo le osservazioni di Giglio.

Queste dinamiche rendono necessaria una riflessione sui correttivi possibili, in particolare per quanto riguarda strumenti chiave come il periodo di prova e l’apprendistato. Tali strumenti, se adeguatamente riformulati, potrebbero favorire un inserimento più fluido delle nuove generazioni nel mercato del lavoro e garantire alle PMI l’opportunità di rinnovarsi senza pregiudicare la qualità e la continuità del proprio capitale umano.

In conclusione, il ricambio generazionale nelle PMI italiane rimane una sfida complessa, che richiede una visione strategica e il rafforzamento delle politiche di supporto all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, senza dimenticare l’importanza di un’integrazione intergenerazionale equilibrata.

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