Competitività bancaria UE: il prossimo cantiere prudenziale tra integrazione, semplificazione e nuove salvaguardie

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Con la Comunicazione del 17 luglio 2026 sulla competitività del settore bancario, la Commissione europea ha tracciato l’agenda della prossima revisione del quadro prudenziale, anticipando la presentazione di proposte legislative – attese nel primo trimestre del 2027. Secondo quanto osservato dalla Commissione, il sistema bancario europeo è resiliente e tornato redditizio, ma resta frammentato lungo i confini nazionali, recepisce gli standard internazionali senza tenere pienamente conto delle specificità europee ed è appesantito da un’eccessiva complessità. Tra le linee d’intervento individuate dalla Commissione, per superare le criticità riscontrate, vi sono una maggiore integrazione dei mercati nazionali, con un’allocazione più efficiente di capitale e liquidità nei gruppi transfrontalieri, il contrasto agli interventi nazionali ingiustificati nelle aggregazioni e nuove salvaguardie per gli Stati membri ospitanti, tra cui una nuova proposta sulla garanzia dei depositi in sostituzione di quella del 2015 sull’EDIS. Sono previsti, poi, interventi su output floor, imprese prive di rating, remunerazioni e un regime per le banche piccole e non complesse. Le misure di semplificazione dovrebbero comportare anche una revisione del secondo pilastro, l’allineamento dell’MREL al TLAC, meno riserve macroprudenziali e l’introduzione di segnalazioni integrate.

Il contesto: la Comunicazione della Commissione sulla competitività bancaria

Il 17 luglio 2026 la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione sulla competitività del settore bancario europeo (Competitiveness of the Banking Sector and the Single Market in Banking) (la “Comunicazione”). Il documento dà seguito all’impegno, assunto nell’ambito della strategia per l’Unione del risparmio e degli investimenti (Savings and Investments Union), di valutare lo stato complessivo del sistema bancario nel mercato unico, e si fonda sugli esiti della consultazione mirata avviata dalla Commissione l’11 febbraio 2026 e chiusa nell’aprile successivo.

Come punto di partenza, la Commissione traccia un bilancio in chiaroscuro della regolamentazione bancaria europea: le riforme successive alla crisi finanziaria globale – single rulebook, vigilanza e risoluzione unica – hanno reso il settore resiliente e, dal 2023, le banche europee sono tornate a livelli di redditività pre-crisi. Il sistema resta però frammentato: il credito transfrontaliero alle imprese nell’area dell’euro vale solo il 16% circa del totale e il consolidamento è stato quasi esclusivamente domestico.

La Commissione individua tre criticità principali che impediscono il pieno sviluppo del sistema bancario dell’UE: la frammentazione del mercato, un recepimento degli standard internazionali poco attento alle specificità europee e una complessità regolamentare eccessiva. Il documento individua, pertanto, le linee direttive dei possibili interventi normativi che potranno essere adottati a livello europeo.

L’integrazione del mercato bancario

Il primo asse d’intervento riguarda le barriere prudenziali all’integrazione. A differenza di quanto avviene in altre giurisdizioni, i gruppi bancari transfrontalieri europei devono rispettare i requisiti di capitale e di liquidità sia a livello consolidato sia a livello delle singole controllate; le esenzioni previste operano, di regola, solo quando la controllata ha sede nello stesso Stato membro della capogruppo. Secondo le stime richiamate dalla Commissione, il superamento dei vincoli sulla liquidità detenuta dalle controllate estere libererebbe circa 230 miliardi di euro di attività liquide di elevata qualità.

La Commissione proporrà misure per un’allocazione più efficiente di capitale e liquidità nei gruppi transfrontalieri, attribuendo al supervisore di gruppo il potere di verificare il rispetto dei requisiti a livello di capogruppo e di imporre a quest’ultima di destinare tempestivamente risorse adeguate alle controllate, anche in situazioni di crisi. Sono previsti, inoltre, un trattamento uniforme delle esposizioni infragruppo domestiche e transfrontaliere, misure contro la concentrazione delle esposizioni sovrane e un uso più deciso dei poteri di enforcement contro gli interventi nazionali ingiustificati nelle aggregazioni.

La Commissione evidenzia come la frammentazione sia determinata anche da barriere di natura non prudenziale, quali il diritto fallimentare, la disciplina antiriciclaggio, la tutela dei consumatori, la gestione dei dati e la fiscalità. Su questi profili la Commissione lavorerà con l’AMLA all’attuazione del single rulebook antiriciclaggio, applicabile dal 10 luglio 2027, e verificherà eventuali fenomeni di gold-plating nella disciplina a tutela dei consumatori.

Quali sono le nuove salvaguardie che la Commissione propone di introdurre

La Commissione è consapevole che un riequilibrio dei rapporti tra Stato d’origine e Stato ospitante sarà accettabile solo se la stabilità finanziaria di tutti gli Stati membri risulterà ugualmente protetta. Il timore degli Stati ospitanti è che, in caso di crisi, le controllate locali possano trovarsi prive di capitale e liquidità, lasciando alle autorità e ai sistemi di garanzia dei depositi nazionali l’onere della gestione del dissesto.

Per rispondere a queste preoccupazioni, la Commissione annuncia la sostituzione della proposta del 2015 sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) con una nuova proposta che semplifichi l’assetto della garanzia dei depositi e allinei responsabilità e finanziamento della gestione delle crisi all’interno delle reti di sicurezza dell’Unione bancaria. L’obiettivo è evitare che il dissesto di un gruppo transfrontaliero gravi sui sistemi di garanzia o sui bilanci nazionali e assicurare una protezione uniforme dei depositi coperti.

Completano il quadro misure per rendere più prevedibili le strategie di risoluzione di gruppo e per rafforzare i meccanismi di finanziamento della liquidità in risoluzione, tenendo conto degli Stati membri non partecipanti all’Unione bancaria.

Attuazione degli standard internazionali e principio di proporzionalità

Il secondo gruppo di misure riguarda l’attuazione degli standard di Basilea.

L’Unione europea ha recepito l’accordo di Basilea III dal 1° gennaio 2025, applicandolo – diversamente da altre giurisdizioni – a tutte le banche e a ogni livello di consolidamento. A fronte dei ritardi e delle deviazioni registrati altrove, la Commissione ha già posticipato al 1° gennaio 2027 l’applicazione di alcune componenti della disciplina sul rischio di mercato (FRTB) e, il 4 giugno 2026, ha adottato un atto delegato per mitigarne gli effetti fino alla fine del 2029.

La Commissione presenterà proposte sull’output floor e sulle disposizioni transitorie per le esposizioni verso imprese prive di rating e per i mutui. Particolarmente rilevante, in un sistema in cui le PMI dipendono quasi interamente dal credito bancario, è l’ipotesi di superare la necessità di un rating esterno ai fini del trattamento prudenziale delle esposizioni verso imprese. Saranno inoltre valutati il trattamento del project finance e del trade finance, la deduzione dal capitale degli investimenti in software – percepita come uno svantaggio competitivo – e la disciplina delle remunerazioni dei material risk takers.

Sul versante della proporzionalità, è previsto un regime che identifichi più chiaramente le banche piccole e non complesse, con requisiti ridotti e semplificati sotto il profilo prudenziale, macroprudenziale e della risoluzione, oltre a modifiche mirate alla disciplina delle imprese di investimento.

La semplificazione del quadro regolamentare

Il terzo asse di intervento consiste nell’adozione di misure di semplificazione, che la Commissione tiene a distinguere da una deregolamentazione: la resilienza resta presupposto della competitività, ma vanno eliminate granularità eccessive, sovrapposizioni e incoerenze tra regole microprudenziali, di risoluzione e macroprudenziali, spesso riformate in momenti diversi e senza una visione d’insieme.

Sul piano microprudenziale, la Commissione proporrà misure per rendere più mirata l’applicazione della Pillar 2 guidance e l’eliminazione dei requisiti di secondo pilastro legati alla leva finanziaria, a complemento della nuova metodologia per il calcolo dei requisiti di secondo pilastro già introdotta dalla BCE. Sul fronte della risoluzione, è prevista una revisione del MREL che lo avvicini allo standard internazionale TLAC, con una calibrazione più semplice, automatica e prevedibile, nonché uno snellimento delle autorizzazioni per il riacquisto di strumenti computabili da parte di banche solide e una maggiore proporzionalità nei cicli di pianificazione della risoluzione.

Sul piano macroprudenziale, la Commissione intende ridurre il numero delle riserve di capitale – in particolare la riserva anticiclica e quella a fronte del rischio sistemico – e armonizzare l’identificazione degli O-SII e la calibrazione delle relative riserve. Sono previsti, inoltre, meccanismi di coordinamento rafforzati tra autorità, per evitare duplicazioni e garantire l’effettiva utilizzabilità delle riserve, e il trasferimento di alcune regole in regolamenti direttamente applicabili.

Quanto alle segnalazioni di vigilanza, il cui costo per le banche europee è stimato in 11,2 miliardi di euro l’anno, la Commissione sosterrà – in aggiunta alle iniziative dell’EBA, che dovrebbero dimezzare i dati richiesti – la transizione verso un sistema integrato di segnalazioni prudenziali, statistiche e di risoluzione, limitando le segnalazioni aggiuntive nazionali.

Una responsabilità condivisa e i prossimi passi

La Comunicazione si chiude con un richiamo a un cambiamento culturale che coinvolge tutti gli attori. Regolatori e supervisori sono invitati a concentrarsi sui rischi effettivamente rilevanti per la stabilità finanziaria e ad abbandonare una cultura di “rischio zero”; le banche, i loro organi e le funzioni di controllo, così come revisori e consulenti, sono chiamati ad applicare le norme secondo un criterio di sostanza e materialità, evitando approcci meramente formali e la ricerca continua di ulteriori chiarimenti interpretativi.

In questa prospettiva, la Commissione intende distinguere più nettamente tra requisiti vincolanti e orientamenti, valutare il conferimento di un mandato all’EBA e al CERS per relazioni periodiche sull’adeguatezza dei requisiti di capitale e assicurare che le prassi di vigilanza non penalizzino l’operatività tramite succursali o in libera prestazione di servizi.

La Commissione ha invitato gli stakeholder a fornire riscontri sulla Comunicazione e ha annunciato la presentazione delle proposte legislative e non legislative nel primo trimestre del 2027, sulla base di una valutazione d’impatto delle nuove misure.

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