Aurora Agostini, Partner di LEXIA, è stata intervistata dal Corriere della Sera sul caso della domanda di registrazione della voce di Giorgia Meloni come marchio sonoro, per approfondire le possibilità e i limiti di questo strumento nella tutela contro i deepfake vocali.
La registrazione di una voce come marchio può offrire protezione rispetto a determinati utilizzi commerciali non autorizzati, ma non impedisce, di per sé, la clonazione vocale mediante l’intelligenza artificiale. La tutela richiede quindi una valutazione delle caratteristiche e delle finalità del singolo utilizzo.
Nell’intervista, Aurora Agostini si sofferma sul confine tra imitazione lecita, satira e audio falsificati. Un contenuto realistico, capace di indurre il pubblico a credere che una persona abbia pronunciato dichiarazioni mai rilasciate, può sollevare questioni giuridiche anche quando viene presentato come satirico.
Il contesto, le finalità e le modalità di diffusione restano dunque elementi centrali per valutare la liceità dell’utilizzo della voce altrui. L’intelligenza artificiale rende più complessa questa valutazione, consentendo di produrre contenuti sempre più difficili da distinguere da una registrazione autentica.
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