Piano Casa, il parere degli esperti: “Può cambiare il mercato, ma i decreti saranno decisivi”

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L’accesso alla casa rappresenta oggi una delle principali sfide economiche e sociali per le grandi città italiane, chiamate a rispondere a una domanda abitativa crescente e sempre più diversificata.

In questo contesto si inserisce il nuovo Piano Casa, introdotto dal d.l. 66/2026, che prevede una serie di strumenti volti ad ampliare l’offerta abitativa accessibile, favorendo il recupero del patrimonio edilizio esistente, la semplificazione dei procedimenti amministrativi e il coinvolgimento del capitale privato in progetti di housing accessibile e rigenerazione urbana.

Le misure delineate dal legislatore mirano a intervenire su un tema di forte impatto sociale, promuovendo modelli di sviluppo urbano più sostenibili e orientati alla valorizzazione degli immobili già presenti sul territorio. Tuttavia, come evidenziato da Marta Scandroglio nell’intervista rilasciata a Economy Magazine, la vera sfida non sarà soltanto normativa, ma soprattutto attuativa.

Molte delle disposizioni più rilevanti richiederanno infatti l’adozione di decreti attuativi, un efficace coordinamento con le discipline regionali e comunali e la capacità di individuare un equilibrio sostenibile tra interesse pubblico e investimenti privati.

Per Milano, in particolare, il tema dei cambi di destinazione d’uso e della riconversione di immobili terziari poco sfruttati potrebbe rappresentare una delle leve più concrete per incrementare l’offerta abitativa senza generare nuovo consumo di suolo.

Il successo del Piano Casa dipenderà quindi non solo dalle risorse stanziate, ma dalla capacità di tradurre gli strumenti previsti in operazioni effettivamente realizzabili, in grado di coniugare accessibilità abitativa, rigenerazione urbana e sostenibilità degli investimenti.

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