L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante dell’attività degli studi legali. La sfida non riguarda più soltanto la scelta degli strumenti tecnologici, ma soprattutto la loro integrazione nei processi di lavoro, assicurando affidabilità, sicurezza e controllo.
Il tema è al centro di un approfondimento pubblicato su ItaliaOggi, a firma di Antonio Ranalli, dedicato all’evoluzione dell’utilizzo dell’IA nel settore legale e al suo impatto sull’organizzazione degli studi e sul valore della consulenza professionale.
Tra i professionisti intervistati anche Aurora Agostini, che ha illustrato l’approccio adottato da LEXIA nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
«Due anni fa la domanda era quanto investire in tecnologia; oggi è come governarla. In LEXIA, che destina allo sviluppo tecnologico circa un quarto dei propri investimenti annuali, l’IA non è un esperimento individuale: abbiamo adottato una policy sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa e istituito un Comitato AI che approva strumenti e casi d’uso. Sui dati dei clienti si lavora esclusivamente attraverso strumenti approvati».
Un modello che punta quindi a integrare l’innovazione tecnologica nell’attività professionale attraverso regole, processi di governance e presidi dedicati, con particolare attenzione alla tutela e alla sicurezza dei dati.